Territori del vino in Italia http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=820 Numéros fr mer., 06 déc. 2017 15:24:27 +0100 ven., 10 janv. 2020 17:01:16 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=820 0 Spazio e produzione vitivinicola in Italia dall’Unità a oggi. Tendenze e tappe principali. http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=821 Questo articolo presenta una sintesi dell’evoluzione dello spazio vitivinicolo italiano, e della sua produzione, dalla seconda metà dell’Ottocento ai giorni nostri. E’ nel corso di questi 150 anni che i territori a destinazione vitivinicola del Paese vanno assumendo, pur mantenendosi evidenti alcuni elementi di continuità con le diverse eredità pre-unitarie, quei caratteri che ne contraddistinguono la dimensione, quantitativa e qualitativa, attuale. Attraverso l’analisi delle tappe fondamentali di tale percorso, si metteranno a fuoco le fasi più problematiche, le costanti e alcune tendenze di medio e lungo termine di una delle attività economiche maggiormente rappresentative dell’Italia nel mondo. mer., 06 déc. 2017 15:24:30 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=821 Il fenomeno del vino in anfora nell'Italia di oggi http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=822 Alcuni vignaioli italiani sviluppano oggi nuovi principi enologici legati all'uso, ben conosciuto nell'antichità, di contenitori di ceramica, al fine di creare vini originali rispetto alla miriade di produzioni caratterizzate da note legnose legate all’invecchiamento in botte.Dopo uno sguardo alle fonti antiche, letterarie ed archeologiche, l'articolo fornirà un quadro, non esaustivo, dei vini italiani prodotti o invecchiati in anfora, secondo metodi di vinificazione differenti. Questi vini sono il riflesso del talento di ogni vignaiolo e delle specificità territoriali, dal Friuli al Trentino-Alto Adige, dalla Toscana all'isola di Pantelleria. mer., 06 déc. 2017 15:24:30 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=822 La viticoltura nell’Oltrepò pavese: capitale territoriale, innovazione, sviluppo locale http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=823 L’Oltrepò pavese è uno dei territori italiani che ha maggiormente associato la propria identità al settore vitivinicolo. Il settore non solo traina da decenni l’economia dell’area, ma ha sedimentato un patrimonio di risorse materiali e immateriali locali che possono oggi essere messe a valore per la costruzione del territorio contemporaneo.L’articolo vuole seguire l’evoluzione di questo rapporto tra vino e territorio dalla fine dell’Ottocento fino ad oggi, evidenziandone i punti di forza e di debolezza, anche in prospettiva futura. L’Inchiesta agraria di fine Ottocento documenta la situazione della viticoltura nella zona dopo la crisi della fillossera e la nascita di una specifica area di produzione. Attraverso le indagini monografiche dedicate al settore è poi possibile leggere l’affermazione e il consolidamento del settore nel corso del Novecento, con una progressiva specializzazione e la creazione dell’area a “Denominazione di Origine Controllata” nel 1970. La situazione contemporanea appare caratterizzata dal tentativo di rispondere a un’accresciuta competizione internazionale attraverso due diverse strategie, anche potenzialmente complementari: da una parte la ricerca di un mercato estero, dall’altra la valorizzazione della qualità e della specificità locale.La valorizzazione della specificità locale sarà oggetto di un’attenzione particolare al fine di comprendere il ruolo svolto dal territorio nel rilancio del settore: in anni recenti si è assistito nell’area a interessanti dinamiche di valorizzazione del capitale territoriale locale, attraverso la reintroduzione di vitigni storici e la promozione di una viticoltura di qualità, multifunzionale, spesso connessa con l’economia e la società locale. I dati degli ultimi censimenti generali dell’agricoltura (2000, 2010) raccontano infatti di uno sviluppo significativo delle forme di agricoltura innovativa nell’area che rappresentano non solo un’interessante prospettiva per il settore, ma possono essere esempi di un nuovo rapporto, maggiormente integrato, tra centri urbani e aree rurali alla scala provinciale e regionale. Una particolare attenzione meritano in questo senso le reti sociali ed economiche locali che si stanno sviluppando nell’area intorno al settore vitivinicolo: negli ultimi anni, ad esempio, è stato istituito uno specifico distretto denominato “Distretto del vino dell'Oltrepò pavese - Bonarda e Pinot nero” volto proprio a valorizzare la viticoltura di qualità. L’analisi delle imprese innovative e delle reti avviate per favorire questo sviluppo locale permetterà di valutare la portata di questa innovazione e le potenzialità per il futuro. mer., 06 déc. 2017 15:24:30 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=823 Il paesaggio vitivinicolo dell’Orvietano, un territorio a spiccata specializzazione produttiva http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=824 L’articolo propone un quadro della vitivinicoltura orvietana, territorio universalmente noto per una specializzazione colturale e produttiva che data da tempo immemorabile e che vanta una documentazione fin dall’età etrusca. Si privilegiano dunque gli aspetti attuali, nel tentativo di aggiornare i dati relativi alla variegata produzione, quantitativamente significativa soprattutto nell’Orvieto classico, dove la DOC annovera i vini più pregiati e raffinati, quali la tipologia muffa nobile. mer., 06 déc. 2017 15:24:30 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=824 Montefalco. Recupero e valorizzazione di una identità vinicola http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=825 Cet article aborde la question de l’identité territoriale par rapport à la production de vin et propose des indicateurs d’identité (la frontière; l’histoire et le territoire; le paysage; le rôle des acteurs locaux) pour réfléchir sur la relation entre identité territoriale et valorisation des ressources locales. En particulier, l’analyse se concentre sur la reconstruction et le développement de l’identité territoriale dans la zone de Montefalco (Ombrie), avec une référence particulière à la démarche d’amélioration du vin Sagrantino. La recherche vise à souligner l’importance du chemin à la récupération de l’identité des territoires mis en œuvre par la synergie entre les acteurs publics et privés. De cette façon, l’identité, que l’on va réaliser suivant des objectifs spécifiques, devient un outil qui peut permettre de réfléchir sur les points de force et de faiblesse d’une zone de production (vinicole dans ce cas) et de favoriser le dialogue parmi les acteurs locaux dans un processus visant à définir les interventions. This paper deals with the issue of territorial identity in relation to the production of wine and proposes some indicators of identity (the border; the history and the land; the landscape; the role of local actors) in order to reflect on the relation between territorial identity and improvement of local resources. More specifically, the analysis focuses on the reconstruction and development of identity in the territory of Montefalco (Umbria), with particular reference to the process of enhancing the Sagrantino wine. The research aims to underline the importance of a shared recovery course of territorial identity implemented by the synergy between private and public actors. In this way the identity, built on account of specific objectives, becomes a instrument fit to reflect on the strengths and weaknesses of a production area (of wine, in this case) and to promote the dialogue between local actors in a process directed towards the settlement of the interventions. mer., 06 déc. 2017 15:24:30 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=825 L’Italia al di fuori dell'italia: un altro sguardo sulla viticoltura italiana e le sue ripercussioni in Brasile http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=826 The spread of wine around the world has been motivated by economical, commercial, cultural and logistical reasons. Thus, this paper focus on the “typical Brazilian” Italian vineyard, started by immigrants who arrived in southern Brazil in the nineteenth century. It is analyzed how this oriundi have played a definitive role in the consolidation of Brazilian viticulture – even if they aren’t the pioneers, how often they are called – by doing of the wine a element of stability and strengthening of Italian identity in this new territory. Some elements of Italian culture are part of the Serra Gaucha’s vineyards identity (southern Brazil) and its terroirs, through markers in the landscape (vineyards with characteristics of Etruscan origin, architecture) and in relations with the community, church and family. The new wine regions don’t have this symbolic reference with Italy, but they receive influences from migration of wineries, winemakers and professionals. La diffusione del vino nel mondo è stata motivata da ragioni economiche, commerciali, logistiche e culturali. L'articolo si concentra sui vigneti italiani “tipicamente brasiliani” avviati dagli immigrati che sono giunti nel sud del Brasile nel 19°secolo. Viene spiegato come tali oriundi abbiano giocato un ruolo fondamentale nel consolidamento della viticultura brasiliana – anche se non ne sono stati i pionieri, status che viene loro attribuito erroneamente – facendo della pratica vitivinicola un elemento di stabilità e di rafforzamento dell'identità italiana dei vigneti della Serra Gaucha (sud del Brasile) e dei suoi terroirs, attraverso capisaldi all'interno del paesaggio (vigneti con caratteristiche d'origine etrusca, architetture particolari..) e nelle relazioni con le comunità, la chiesa e le famiglie. Le nuove regioni viticole non hanno riferimenti simbolici con l'Italia, ma ricevono influenze dalle migrazioni dalle cantine e aziende vinicole, dei vignaioli e dei professionisti. Territorialità che superano le frontiere e costruiscono un‘Italia al di fuori di essa. mer., 06 déc. 2017 15:24:30 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=826 Coltura della vite, produzione e commercio del vino in Valtellina (secoli XIX-XX) http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=827 La viticultura valtellinese ha storicamente fondato le sue fortune sulla qualità dei vini, particolarmente ricercati dai vicini d’oltralpe. La domanda proveniente da Nord, principalmente da Grigioni, Svizzera, Tirolo, Austria, Germania meridionale, Boemia e persino Polonia, ha incentivato l’enorme opera di sistemazione in terrazze artificiali dei pendii più favorevolmente esposti, creando un paesaggio pressoché unico all’interno dell’area alpina per espansione areale e continuità territoriale del terrazzamento viticolo. Nel corso dell’occupazione delle Leghe Grigie (1512-1797), il commercio con l’estero (gli scambi verso l’area italiana erano preclusi), riguardava oltre il 60% della produzione vinicola totale della valle e all’esportazione era riservata la vinificazione del vitigno autoctono migliore, la chiavennasca, mentre per l’autoconsumo locale si utilizzavano uve meno pregiate. Nel XIX secolo, la fine traumatica della dominazione delle Leghe e le vicissitudini che hanno portato la Valle a entrare nel nuovo Regno d’Italia, hanno rappresentato per la Valtellina la necessità di ri-orientare le direzioni di vendita verso Sud, dove incontrarono la concorrenza dei vini piemontesi, emiliani e toscani, già da tempo consolidati nel mercato vinicolo lombardo. I viticoltori valtellinesi, afflitti dalla metà del secolo anche dal diffondersi delle malattie della vite provenienti dal continente americano, per resistere ai competitori, tentano la strada del miglioramento qualitativo del loro prodotto. Nel 1872, su iniziativa di alcuni produttori viene fondata la Società Enologica Valtellinese con l’obiettivo di razionalizzare i metodi di vinificazione. Le nuove prescrizioni portano ad un ammodernamento delle tecniche enologiche, a rinunciare alla viticoltura promiscua e ai vitigni minori, all’adozione dei filari (in armonia con l’impianto terrazzato) e all’abbandono dei vigneti più impervi e siti a quote superiori agli 800 metri. I circa 6500 ha, interamente terrazzati, contati durante la fase di massima espansione della viticoltura nella seconda metà dell’Ottocento, cominciano a ridursi, inizialmente per le sferzate della fillossera, in seguito per progressivi abbandoni delle aree meno vocate. Le prime certificazioni di qualità ottenute dal vino valtellinese negli anni Trenta del Novecento non riescono a frenare il processo di abbandono dei vigneti. Anzi, nel corso del secolo, il fenomeno si accentua: la riduzione della domanda, la trasformazione dell’economia valtellinese da agricola a industriale e terziaria, l’eccessiva parcellizzazione fondiaria, i costi e la fatica della viticoltura in terrazze, allontanano molti piccoli produttori dalla coltivazione (e dalla manutenzione del paesaggio), nonostante le ulteriori qualifiche ottenute dal vino valtellinese, che vedono la Valtellina quale unica regione viticola italiana a poter vantare due vini DOCG nel medesimo areale di produzione. Attualmente, la superficie vitata è ristretta a soli 1000 ha, gli abbandoni sono avvenuti prevalentemente nelle zone di produzione meno favorevoli, ora soggette ad un processo di rinaturalizzazione, e solo i vigneti inseriti nelle aree a denominazione protetta in mano ai grandi produttori, paiono riuscire a resistere alla concorrenza degli altri settori agricoli e agli appetiti dell’edilizia che, da tempo, ha cominciato a colonizzare le terrazze più vicine alla piana. mer., 06 déc. 2017 15:24:30 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=827 Montalcino e il suo Brunello: evoluzione e affermazione. http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=828 There is a crucial question, related to the reasons why Montalcino, a land where its wine is appreciated for centuries, until the end of the Sixties of the Twentieth Century, has not developed the wine potential production that it held. It is a complex process which interweaves the most important historical events of the Italian Twentieth Century and often played a key role in the realization of the enormous heritage that Montalcino people had at their disposal. Two world wars, the economic boom of the Fifties and the serious state of crisis, in which the countryside went through, didn’t certainly encouraged a production that only in the Eighties became a real source of pride for the Italian viticulture in the world. The winning formula for Brunello di Montalcino was the fellowship between tradition and marketing, respectively represented by Biondi Santi family and Villa Banfi, after having achieved the authorization for DOC before and DOCG after. The history of this famous wine and men, who have been able to build with wise dedication the value and image of Montalcino, outlines a process in which the original values ​​of the rural world are completed in a more modern approach to doing business. Even after the unpleasant events of Brunellopoli, Montalcino, already strong and aware of the immense heritage in its possession, managed to release an icon that, though for short time, was likely to be compromised. mer., 06 déc. 2017 15:24:30 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=828 Coltura della vite, produzione e commercio del vino in Valtellina (secoli IX-XVIII) http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=829 La specializzazione vitivinicola della Valtellina (Alpi Retiche, Lombardia, Italia) è una costante che ha caratterizzato le vicende della valle e del suo popolamento fin dal suo affacciarsi alla storia documentata. Peculiarità che si è affermata nel tempo con la sistemazione del versante retico (esposto a sud e dalle condizioni ambientali favorevoli alla vite, ma impervio), mediante l’opera ciclopica e plurisecolare di terrazzamento artificiale, che ha promosso lo sviluppo di una vitivinicoltura di qualità dall’Alto Medioevo (nei possessi di grandi monasteri o enti ecclesiastici), pur con momenti di crisi per motivi ambientali, economici, bellici, fitopatologici. La specificità di questi terrazzamenti risiede nell’espansione areale, continuità territoriale, estensione altimetrica, intensità costruttiva, antichità cronologica, durata temporale: caratteri che si sostanziano in una quantità e qualità dei manufatti tale da costituire un unicum nell’intero sistema alpino.La realizzazione dei terrazzamenti ha prodotto la totale artefazione del territorio del versante retico, rendendolo grandemente produttivo e generando uno scarto tra valore naturale dei suoli (spesso nullo, essendo nuda roccia) e loro capacità produttiva, dando vita a una filiera economica (coltura - vinificazione - commercio) che ha dominato la vita locale dal XV secolo al XX.Le pratiche agronomiche di costruzione e uso dei terrazzamenti viticoli, in quanto basilari nell’organizzazione economica e sociale, sono state essenziali per la formazione e l’esistenza della società valtellinese, imprimendole speciali caratteri e connettendone tutte le componenti: i coltivatori, impegnati nella realizzazione dei manufatti con cospicue forme di auto-sfruttamento; i proprietari, la cui ricchezza dipendeva dalle rendite fondiarie della sovra-produzione ottenuta su terreni poveri e scarsi; i professionisti (medici, avvocati, notai), artigiani e artisti, non legati alla terra, traevano i loro guadagni dalla ricchezza messa in circolazione dalla domanda di beni e servizi dei proprietari fondiari. Tutte le espressioni della società, perciò, sono state legate al fenomeno del terrazzamento artificiale: giuridiche (contratti agrari) e agronomiche (tipologie colturali, sistemi produttivi, cicli ergonomici), “cultura materiale” contadina (dimora, edifici utilitari come i torchi comunitari, attrezzi del lavoro), infrastrutture (mobilità viaria, controllo delle acque), edilizia civile e religiosa; dalle difficili condizioni di vita degli agricoltori al benessere dei proprietari, tutto è dipeso, fino a un passato recente, dal plusvalore che solo il terrazzamento artificiale di ambienti morfologicamente ostili consentiva all’agricoltura locale tramite la coltivazione della vite e la produzione di vini di qualità. Il principale mercato di sbocco è stato sempre a Nord delle Alpi, soprattutto dopo l’aggregazione alle Leghe Grigie (1512-1797).Di tale caratteristica testimoniano non solo la documentazione d’archivio, ma anche una bibliografia molto varia, opera di studiosi, letterati e intellettuali di vario rilievo, italiani e stranieri (da Leonardo da Vinci a Matteo Bandello a Conrad Ferdinand Meyer a Hermann Hesse), che hanno contribuito alla diffusione europea della fama del vino di Valtellina secondo un modello basato su fama, eccellenza, valore economico, territorialità del prodotto (armonia col terroir e i suoi caratteri peculiari). mer., 06 déc. 2017 15:24:30 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=829 Viticoltura e produzione vinicola in Italia nel Mezzogiorno d’Italia in età liberale http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=830 Tra la metà dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento le campagne dell’Italia meridionale sono coinvolte in importanti processi di cambiamento colturale. Tra i tratti più palesi di queste trasformazioni è il forte e repentino incremento dei vigneti e della produzione vinicola. Crescita che in larga parte si spiega con l’esigenza impellente della Francia di importare notevoli quantità di produzione vinicola a causa del rapido diffondersi delle infezioni fillosseriche. Si tratta, però, di mutamenti che rivelano la loro fragilità in occasione della denuncia del trattato commerciale con la Francia nel 1886-87. Così all’espansione subentra la crisi, aggravata dalla rapida diffusione delle infezioni fillosseriche in Sicilia e in Puglia, due delle regioni più densamente viticole del Mezzogiorno d’Italia. Conseguenza è che alla viglia della Prima guerra mondiale, quando ormai è al tramonto il periodo dell’italia liberale, la geografia viticola delle regioni meridionali è di gran lunga mutata e ridimensionata, anche a causa della carenza di solide reti associative in grado, da un canto, di orientare su basi innovative la produzione vinicola, dall’altro di frenare il propagarsi delle infezioni fillosseriche nei vigneti delle campagne meridionali. Il contributo mira a delineare le fasi cruciali di queste intense trasformazioni mediante l’utilizzo di una vasta e diversificata documentazione reperita principalmente presso l’Archivio centrale dello Stato di Roma e lo spoglio delle riviste e della folta pubblicistica in materia, nell’intento di fornire al dibattito internazionale sulle questioni viticole e vinicole nuovi elementi di conoscenza di una delle aree europee più interessanti ma anche meno esplorate nella prospettiva dello sviluppo delle colture arboree, quale è appunto il Mezzogiorno d’Italia. mer., 06 déc. 2017 15:24:30 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=830 La viticoltura nell’Alto Monferrato. Gli effetti sul paesaggio e sul turismo locale http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=831 L’autore analizza la dinamica cronospaziale manifestata dalla viticoltura nell’Alto Monferrato, una delle aree del Piemonte sud-orientale di cui tale coltivazione costituisce non soltanto uno dei principali segni identitari del paesaggio, ma anche un’attività che ben si integra con forme di sviluppo turistico locale ecosostenibile, come dimostra il recente decollo e sviluppo registrato dall’agriturismo. mer., 06 déc. 2017 15:24:31 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=831 È possibile descrivere la resistenza dei paesaggi vitati di montagna utilizzando un territorio virtuale? Il caso trentino http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=832 Il paesaggio è la percezione che l’uomo ha dell’ambiente che lo circonda e del risultato dei processi dinamici nel tempo e nello spazio che agiscono su un territorio.Nell’ultimo secolo i paesaggi agricoli hanno subìto cambiamenti radicali in risposta a forti trasformazioni sociali e importanti innovazioni tecnologiche. Queste ultime, in generale, hanno reso possibile lo sfruttamento di maggiori superfici agrarie con minori costi di manodopera. La meccanizzazione di alcune pratiche agronomiche è una spinta innovativa che ha agito in maniera disomogenea: nelle zone di montagna e/o in quelle in forte pendenza persiste un’agri- coltura composta da piccoli appezzamenti, spesso terrazzati, dove la meccanizzazione risulta difficile o impossibile. Tuttavia, nonostante le difficoltà gestionali legate alla conformazione orografica, questi paesaggi si sono mantenuti nel tempo conservando una forte e peculiare identità territoriale.In Trentino (IT) coesistono in equilibrio dinamico due tipologie di paesaggio vitato: il fondovalle è meccanizzato e gli appezzamenti hanno estensione maggiore, sui versanti a forte pendenza si sviluppa una viticoltura di montagna terrazzata, di piccola taglia ed a bassissima meccanizzazione.In questo lavoro si ipotizza che l’emergenza dei due differenti contesti viticoli - di forte pendenza e di fondovalle - scaturisca dalla complessità dei processi che sottendono lo sviluppo di un territorio, che i differenti fattori in gioco debbano essere studiati nella loro diversità intrinseca e che nessuno di questi singoli fattori possa essere considerato come la causa principale.Basandosi su ipotesi semplici di strutturazione del paesaggio è stato sviluppato un modello parsimonioso basato su un sistema multiagente per la simulazione di queste dinamiche. I risultati ottenuti sono stati messi a confronto con l’evoluzione storica del paesaggio documentata in alcuni archivi storici e con lo stato attuale del territorio.L’obiettivo è determinare la plausibilità di un modello semplificato che possa descrivere sia le forzanti socio-economiche complesse sia l’evoluzione del paesaggio verso le configurazioni attuali. Si mostreranno, infine, le rappresentazioni preliminari del modello sviluppato per descrivere le dinamiche di evoluzione del paesaggio viticolo trentino sottoposto a queste forzanti. mer., 06 déc. 2017 15:24:32 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=832 Paesaggio e sviluppo turistico nelle Cinque Terre: il ruolo della viticoltura http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=835 Con il toponimo Cinque Terre si identifica un territorio situato nel Levante ligure, corrispondente ai borghi di Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso al Mare, divenuto nel dopoguerra una delle più note destinazioni turistiche italiane.La principale attrattiva dell'area è costituita dal patrimonio paesaggistico, contrassegnato dai ripidi terrazzamenti coltivati a vite a picco sul mare, e dalla tipica architettura ligure dei cinque borghi citati, anch'essi stretti tra il pendio delle colline e la linea di costaLa notorietà di questa destinazione è inoltre legata alla pregevole produzione vinicola DOC Sciachetrà, un passito noto ai consumatori sin dalla fine dell'Ottocento e insignito della denominazione d'origine controllata nel 1973, oggi esportato in tutto il mondo e divenuto uno degli elementi principali dell'offerta turistica locale all'interno di percorsi di degustazione, manifestazioni enogastronomiche, eventi internazionali (tra i quali il festival 'Re Sciachetrà – festival del passito delle Cinque terre').Il contributo proposto ricostruirà pertanto il ruolo assunto dalla viticoltura nell'ambito dell'affermazione turistica delle Cinque Terre, esaminando in dettaglio i contenuti dell'offerta attuale direttamente connessa al paesaggio e alla cultura del vino.La produzione Sciachetrà DOC riceverà una particolare attenzione, cercando di valutare il legame tra il suo consumo e lo sviluppo turistico del territorio in esame.Le fonti analizzate, per quanto riguarda l'excursus storico sul legame tra viticoltura, conservazione del paesaggio e sviluppo turistico nelle Cinque Terre, consisteranno prevalentemente in bibliografia tematica, stampa specializzata, materiale informativo (brochure, guide turistiche) e documentazione redatta da istituzioni le competenze delle quali interessano il settore dell'accoglienza (Enti territoriali, Parco nazionale Cinque Terre); l'approfondimento sul turismo enologico contemporaneo sarà condotto ricorrendo anche alle informazioni pubblicate in rete, a partire dalla consultazione di social network tematici dedicati all'organizzazione di viaggi e ai portali che promuovono quest'area. mer., 06 déc. 2017 15:24:32 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=835 Evolution of ampelographic platform in Italy http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=836 By the means of the data of the decennial censuses of agriculture it was commented the evolution of the Italian viticulture from 1970 to 2010 either as for the national and regional acreage and as for the changes of the surfaces occupied by the wine producing varieties. It continues to rely mainly on native varieties and on some quality effective foreign varieties. Italian viticulture is in general reducing its acreage but there is an increase of the surface cultivated with varieties for production of PDO wines at the expenses of varieties for production of non PDO or less appreciated wines. mer., 06 déc. 2017 15:24:32 +0100 http://preo.ube.fr/territoiresduvin/index.php?id=836